atelier laboratorio di sartoria di casarché
a Milano Incontri

Atélier, il laboratorio di sartoria delle mamme di CasArché

Il rumore delle macchine da cucire, mani che frugano dentro una scatola di bottoni alla ricerca di uno speciale. E chiacchiere, chiacchiere di donne.

Sono i suoni di Atélier, il laboratorio di sartoria da poco avviato dentro CasArché, una casa di accoglienza gestita da Fondazione Arché a Milano che ospita mamme e bambini con problematiche legate a maltrattamenti, immigrazione, disagio sociale e fragilità personale.

Fondazione Arché, a Milano, gestisce due case accoglienza dove negli ultimi vent’anni ha ospitato 176 mamme con i loro oltre 200 bambini. CasArché è l’ultima di queste case di accoglienza, ed è stata aperta da un anno a Quarto Oggiaro.

Con questo laboratorio sartoriale progettano di creare un’attività che dia lavoro stabile a due persone e contemporaneamente garantisca formazione continua per le donne assistite dai loro progetti, e per altre provenienti dal territorio di Quarto Oggiaro, quartiere fragile dove la disoccupazione, anche quella femminile, è un problema decisamente sentito.

Il piano prevede due corsi di sartoria all’anno, della durata di circa tre mesi, ciascuno per una decina di donne.

In Atélier le donne hanno imparato come prendere le misure, come disegnare i modelli sulla carta velina, come si fa l’imbastitura, la foderatura, la stiratura, gli orli, le cerniere, come si mettono i bottoni e come si usano le macchine da cucire.

Tra la fine di novembre e i primi giorni di dicembre, nel loro mercatino di Natale, hanno anche presentato gli abiti della loro collezione, che realizzeranno nelle prossime settimane in Atélier.

«Il nostro obiettivo è formare delle persone che siano capaci di lavorare sia in un laboratorio di confezione, sia nelle proprie case anche facendo semplicemente delle riparazioni.
Con il primo corso, che dura tre mesi, le ragazze saranno già in grado di realizzare gonne e pantaloni», spiega Donatella De Clemente, tra le anime di questa sartoria.

Lei ha una formazione scolastica in moda e da diversi anni è volontaria al carcere di Bollate, nella sezione femminile, dove si occupa di arteterapia. Ha fondato l’associazione “Arte in tasca” e ora ha avviato questo progetto.

«Due volte a settimana vengo ad animare il gruppo di mamme che partecipano al laboratorio – racconta invece Emma Tumino, l’educatrice di Arché che affianca le mamme in Atelier di sartoria. – Un laboratorio non solo professionale, ma che è anche un momento di chiacchiere per conoscersi, per confrontarsi: un momento unico per loro».

Sono tutte ragazze e donne molto giovani, che arrivano da famiglie fragili e contesti economico e sociali difficili.

«Molte di loro hanno anche subito violenze da parte dei propri compagni, padri dei loro figli. Nonostante le fatiche, sono donne che ci vogliono riprovare, anche sostenute dalla serenità che dà stare in una casa come questa. Qui riescono a riprendere in mano pian piano la propria vita, a partire dal rapporto con i figli, e grazie a questo laboratorio hanno la possibilità di reinventarsi e sperare in un futuro migliore».

 

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